LA MIA “MISSIONE”: L’ARTE DI AIUTARE ATTRAVERSO IL CAMBIAMENTO

In una frase, potrei definire la mia attività di “Medico della Persona” come “l’arte di aiutare attraverso il cambiamento”, un’arte basata sull’osservazione costante dell’essere umano nelle sue varie sfaccettature, ma anche sull’esperienza.

In quest’ottica, sono quindi convinta che ogni Individuo, essendo un “mondo a sé”, dovrebbe trovare la sua soluzione, che non necessariamente corrisponderà alla mia o a quella di altri… la guarigione è una cosa, la terapia un’altra.

La Guarigione è il recupero della salute, la Terapia è il modo con cui si raggiunge la guarigione, e questo modo può veramente essere diverso per ciascun individuo. E’ questo che mi fa credere che non c’è un’unica soluzione, che la “vera” terapia non esiste, che non c’è nulla di precostituito, di giusto o di sbagliato, di buono o di cattivo, di benefico o di tossico in senso assoluto, e che ogni trattamento, cura o terapia dovrebbe essere sempre personalizzata in funzione della realtà del paziente.

Partendo da questo presupposto ritengo anche che i nostri pensieri e le nostre convinzioni influenzino moltissimo il nostro benessere. Per mezzo della profonda conoscenza di noi stessi e tramite la correzione delle abitudini e degli schemi mentali che hanno creato uno squilibrio nella nostra vita, abbiamo pertanto il potere di cambiare, recuperando l’armonia psico-fisica perduta.

Lo scopo del mio lavoro è quindi quello di accompagnarti attraverso la chiara comprensione del punto in cui ti trovi e di aiutarti a scegliere gli “strumenti del benessere” che più ti corrispondono e che ti porteranno, nel modo più semplice e naturale possibile per te, sul sentiero della vera guarigione, e quindi verso il mantenimento stabile e duraturo del benessere raggiunto.

Entrando nello specifico dell’argomento, partire dalla tua realtà significa fare un quadro preciso e completo dell’attuale situazione, cercando in particolare di capire la causa scatenante all’origine del problema che ti ha spinto a rivolgerti a me.

Nel caso di sintomi fisici specifici mi rendo conto che la difficoltà maggiore sia, al di là del vedere il sintomo come un amico che ti dice che c’è un problema da affrontare, quella di tradurre ciò in un messaggio chiaro che ti permetta di capire altrettanto chiaramente qual è la soluzione per correggere ciò che non va.

Per spiegare meglio questo concetto, mi piace usare una metafora: è come quando, mentre stai guidando l’auto, si accende una spia sul cruscotto: se nessuno ti ha mai detto che una spia è indice di un problema, ma soprattutto se non sai a quale problema corrisponde quella spia perchè non conosci il significato dei simboli (anche se intuitivamente capisci che c’è qualcosa che non va), potresti fare diverse cose, per esempio decidere di fermarti per chiedere consiglio a qualche passante, sperando che abbia la competenza giusta e che non ti dica “sviti la lampadina della spia, così risolve il problema”… Oppure potresti chiamare il tuo meccanico di fiducia e spiegargli la situazione, in modo che lui capisca perché è insorto il problema e qual è la gravità, per cui potrebbe dirti che puoi tranquillamente occupartene tu, o che sarebbe meglio portargli l’auto proseguendo piano con la guida, o che è meglio portarla in officina col carro-attrezzi perché c’è un alto rischio che si fermi per strada.

O ancora potresti ignorare la spia continuando ad andare finché succederà qualcosa che ti costringerà ad occupartene seriamente… odore di bruciato, fumo che esce dal cofano, l’auto che “perde colpi”… finchè sarai costretto a fermarti con l’auto in panne, e magari a sentirti dire dal meccanico che non c’è più niente da fare, che ti costerebbe di più sistemarla piuttosto che comprarne una nuova.

Ma se ciò succedesse al tuo corpo, che è l’unica “auto” che ti è concessa in questa vita? Mi si potrebbe obiettare che grazie al livello raggiunto dalla scienza medica, che utilizza protesi e trapianti come “pezzi di ricambio”, o farmaci che sopprimono qualsiasi sintomo, sia fisico che psichico, si può continuare a vivere discretamente… Certo, se non c’è altra soluzione, anche questo va bene, ma a che prezzo, in termini di dispendio di tempo, denaro e sofferenza, per non parlare degli “effetti collaterali” in senso lato che tutto ciò comporta?

Quindi anche tu, riguardo al tuo benessere, potrai scegliere tra diverse strade: potrai trascurare te stesso, ossia la tua “auto”, pensando solo “l’importante è che cammini!”, e quindi potrai decidere di non sottoporla a manutenzione, di non portarla alle revisioni periodiche (visto che non c’è neanche una legge che te lo impone!), e di non occuparti di un problema anche quando capisci che c’è qualcosa che non va. Oppure potrai decidere di occupartene facendo controllare periodicamente olio, acqua, freni e tutto ciò che serve in base all’uso che ne fai, in modo da ridurre al minimo il rischio che ti possa lasciare per strada da un giorno all’altro…

Ritengo quindi che l’approccio più corretto nell’ambito della salute sia di scegliere e decidere di prenderti cura di te stesso, occupandotene personalmente fin dove puoi, e di rivolgerti ad uno specialista della salute di cui ti fidi quando serve, in modo che oltre ad una valutazione oggettiva della tua situazione, ti possa dare anche consigli per prevenire e gestire al meglio eventuali problematiche che potrebbero insorgere nel futuro in relazione al tuo stile di vita… magari partendo dall’alimentazione che, se qualitativamente corretta, ritengo sia il principale fattore in grado di fornire all’organismo tutto ciò che gli serve per garantirgli il massimo dell’efficienza…

Tornando al paragone con l’auto: ti verrebbe mai in mente di fare intenzionalmente rifornimento di gasolio su un’auto a benzina o viceversa?  E se per sbaglio ti fosse successo, ti ricordi qual è stato l’effetto su quell’auto?